Casa Lajolo

Una villa di campagna di metà settecento che conserva intatto l’antico fascino.
Un giardino all’italiana articolato su tre livelli.
Un’alta siepe di tassi che custodisce un giardino all’inglese
Un tesoro da scoprire.

La casa

L’edificio, noto oggi come Casa Lajolo, insieme con gli immobili ed il terreno di rispetto, costituiscono nel loro insieme un esempio integro ed in discrete condizioni di residenza di campagna di gentiluomo piemontese nel 18° secolo.

La casa acquistò l’attuale assetto intorno alla metà del XVIII secolo, probabilmente per opera del conte Aleramo di Chialamberto: questa datazione è confermata sia dalla struttura esterna che dalle decorazioni di numerosi soffitti. Con l’estinzione dei Chialamberto, intorno al 1850, la proprietà fu ereditata dai cugini, i conti Lajolo di Cossano, antica famiglia di origine astigiana, che la possiede tuttora.

Il giardino

La struttura presenta tre aree principali: il giardino, l’orto e il tradizionale “prà giardin”.
Di particolare pregio il giardino all’italiana, recentemente inserito dal FAI (Fondo Ambiente Italiano) tra i beni da scoprire in Piemonte. Articolato su tre livelli collegati da scale in pietra, al livello più alto vi è un piazzale prospiciente la casa padronale, delimitato da siepi di bosso, che caratterizzano più diffusamente il secondo livello. Questo a sua volta è suddiviso in due parti: un giardino simmetrico all’italiana caratterizzato dalla presenza di un boschetto di tassi che crea una quinta verde, e un giardino all’inglese. Il terzo settore ospita un frutteto e il pergolato.

La storia

La proprietà acquistò le caratteristiche che ancora possiede nelle mani della famiglia Ambrosio, conti di Chialamberto, il cui esponente più noto fu Domenico Simone di Chialamberto (1754-1803). Gli Ambrosio di Chialamberto, perseguendo una politica di prudenti acquisizioni e giudiziosi matrimoni (Furno, Borda, Sclarandi Scala) raccolsero un cospicuo patrimonio terriero principalmente nei comuni di Villarbasse (di cui diverranno consignori), Bruino, Piossasco e None (regione S. Dalmazzo). Memoria di tali origini rimane nei nomi di alcune cascine: il Borda (ora obliterata da Torino, rione Pozzo Strada), Furno (Piossasco), Furno (None, regione S. Dalmazzo) e “Shalambert” (None, regione S. Dalmazzo, entro i confini del parco di Stupinigi). La proprietà di Piossasco costituiva il centro amministrativo di tale patrimonio, ora disperso, e la residenza estiva dei Chialamberto, particolarmente conveniente quando la Corte era a Stupinigi. Con l’estinzione dei Chialamberto intorno al 1850, la proprietà di Piossasco fu ereditata dai cugini, i conti Lajolo di Cossano, antica famiglia di origine astigiana, che tuttora la detengono.